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Sempre peggio
In Alabama si rischia il carcere se si abortisce.
In Brasile il neoeletto presidente vuole "schiacciare la testa con gli anfibi" all'opposizione.
In Europa l'estrema destra è ovunque in ascesa.
E tutto il Pianeta sta per raggiungere il point break per quanto concerne l'inquinamento.
Ci vuole davvero Kalma.
Tantissima Kalma.
Salvini, falla girare!
Salvini ha deciso: i negozi che vendono cannabis light vanno chiusi.
Perché la droga fa male, sempre.
Qualcuno ha provato a spiegargli che nei cannabis store vengono venduti prodotti che hanno una percentuale di THC, il principio attivo che rende "droga" la pianta, troppo bassa per poter essere accusati di alcunché, ma il ministro Salvini se ne frega.
Salvini se ne frega. Embè, il "me ne frego" è certamente uno dei motti preferiti dal secessionista nazionalista comunista padano anticomunista federalista sovranista razzista.
Non solo se ne frega, ma andrà avanti come un trattore. Anzi, come una ruspa, macchinario che notoriamente predilige. "Li chiuderò uno ad uno", tuona da ogni palco della sua campagna elettorale. Purtroppo non parla mai dal Viminale, dove in teoria dovrebbe passare le sue giornate...
Che fare?
Come glielo facciamo capire a Salvini che pensare di contrastare il narcotraffico rendendo illegali i cannabis store equivale a voler contrastare la prostituzione rendendo illegali le seghe?
Se qualcuno ha la risposta a questa domanda, non esiti a contattarmi.
Con Kalma, s'intende.
De Luca e i problemi d'intercalare
De Luca ha esagerato. Certe cose non si dicono manco al bar, di fronte ad uno splendido white russian. Certe cose, forse, non andrebbero nemmeno pensate. Il Trump salernitano, però, non voleva dire quello che ha detto: sono quei terroristi, quei delinquenti dei giornalisti che hanno travisato il senso delle sue parole e montato un caso ad hoc. State flessibili, cari benpensanti del fu Belpaese.
Il problema, in questo caso, è di intercalare. "Te possino ammazzatte" è una espressione comune, tra uomini della strada. E De Luca, si sa, è uomo della strada. O meglio, di marciapiede. Il famigerato "Devi morire" cantato dai tifosi di calcio nei confronti di un avversario azzoppato non esprime il reale desiderio di vederlo morto. E De Luca, si sa, è noto frequentatore di stadi nonché ex capo ultras dei Granata South Force, uno dei gruppi di punta della torcida salernitana. E non confondete il romano e innoquo "Li mortacci tua" col più grave e partenopeo "I muorti e chi t'è muort": De Luca, si sa, cerca sempre di mostrarsi poco partenopeo, da buon salernitano.
In definitiva, De Luca voleva dire: "Rosy Bì, li mortacci tua... te possino ammazzatte", solo che sembrava troppo romano, troppo montecitorino, e allora ha preferito italianizzare il concetto.
Referendum, votare NO... o no?
Ci si rivede, fratelli. Dopo qualche mese passato lontano da queste pagine, rieccomi qui. Sono stati mesi di onde alte e tanta, troppa fatica. I napoletani, quando parlano del lavoro, usano la parola " 'a fatica". Sono un popolo dudeista, i napoletani.
Per il resto tutto bene. A voi? Spero che abbiate oziato quanto basta, ascoltato qualche buon blues, fatto una decina di partite a freccette e bevuta tanta buona birra. O una mezza dozzina di White Russian.
Vi scrivo oggi perché siamo in piena campagna referendaria. Come è noto, noi dudeisti partecipiamo poco alle attività politiche. Da quando ci hanno fregato i sogni chiamati Martin Luther King, Malcolm X e Salvador Allende, da quando abbiamo visto che al di qua e al di là del Muro non c'era poi tanta differenza, da quando hanno sostituito la lotta sociale con le raccolte firme e le occupazioni con gli scioperi della fame (cioè, cazzo, manco un hamburger!), ci siamo defilati dall'agone politico. Ogni tanto, però, ci piovono tra capo e collo delle tornate elettorali a cui non possiamo partecipare. Prendete il prossimo referendum costituzionale, quello del 4 dicembre. Cioè, oh, stiamo parlando della Costituzione, la carta fondamentale della Repubblica! Sono le regole del gioco, signori! Voi vi iscrivereste a un torneo di bowling senza conoscerne le regole? Beh, io certamente no. E se vogliono fare una riforma per far valere i punti fatti in una pista meno dei punti fatti in un'altra, io dico NO. E se vogliono fare una riforma per farmi fare solo il primo tiro, mentre il secondo me lo fanno loro, io dico NO. E se vogliono fare una riforma per decidere sette o otto tipi diversi di strike, quando prima bastava scrivere "è strike quando tutti i birilli cadono a terra al primo colpo", io dico NO.
Quindi, cari fratelli, sono combattuto. Alla luce del mio storico astensionismo, dovrei certamente disertare le urne. In questo caso, però, il quorum non ha valenza e il tema è particolarmente importante. Non so scegliere, dunque: votare NO... o no???
La morale è:
"Se votare servisse a qualcosa, non ce lo farebbero fare... ma proprio perché è deliziosamente inutile, ogni tanto va fatto!"
La morale è:
"Se votare servisse a qualcosa, non ce lo farebbero fare... ma proprio perché è deliziosamente inutile, ogni tanto va fatto!"
Il ballottaggio
Cari fratelli e sorelle,
tra qualche giorno ci saranno i ballottaggi per la carica di sindaco. Qui a Roma si sfideranno l'immarcescibile Virginia Raggi, per il MoVimento 5 Stelle, e il compagno radical-rutelliano Roberto Giachetti, per il Partito sedicente Democratico.
Premessa: al primo turno non ho votato né per la Raggi, né per Giachetti. Sono un vecchio bolscevico stalinista terzinternazionalista con scappellamento a sinistra; almeno al primo turno, ho votato altra roba.
Chi devo votare, adesso? Vi racconto una storiella.
Avevo pensato di astenermi, ma poi sono stato avvicinato da alcuni esponenti del PD. Il primo l'ho beccato al bar, mentre ero davanti ad una bella birra gelata dopo un'aspra battaglia a colpi di freccette. Un paio di 180 infilati al momento giusto mi avevano messo di buon umore.
Questo tizio del PD mi si è avvicinato:
- Compagno Antonio! Non dirmi che al ballottaggio voti per quei fascisti a 5 stelle!
- No, lo sai benissimo che non voto i menscevichi del nuovo millennio.
- Benissimo! Allora voti Giachetti, no?
Mi sono avvicinato ai suoi occhi, senza togliere gli occhiali da sole dai miei:
- Aspetta un attimo... i 5 Stelle non li devo votare perché sarebbero fascisti... e perchè dovrei votare il PD? Che so', comunisti? Giachetti è comunista?
Il tizio prima si è messo a ridere, poi si è guardato intorno e mi ha risposto:
- Guarda che sono il primo dei non eletti. Per entrare al Campidoglio, deve vincere Giachetti, altrimenti resto fuori.
- E io che posso farci?
- Ho capito... vuoi dei soldi? Guarda che io non sono il tipo da comprare voti.
- Ma chi ti ha chiesto niente! Ci riesci a convincermi che mi conviene votare Giachetti o manco ci vuoi provare?
Il tizio si allontana da me.
- Vabbè, ho capito... vuoi prendermi per il culo. Sei poco serio.
Prende e se ne va. Non mi saluta nemmeno.
Allora esco dal bar e vado a comprare il fumo per la pipa (si, fumo la pipa... non chiedetemi perché, non lo so manco io). Entro dal tabaccaio e chi ti becco? Un altro del PD, uno che si è candidato al municipio. Pure questo si avvicina con fare gioviale, come se fossimo vecchi amiconi:
- Compagno Antonio, da quanto non ci vediamo, eh?
- Eh si, dalla scorsa campagna elettorale, più o meno.
Il genio non coglie che gli sto facendo notare quanto negli ultimi tre anni non sia stato mai visto a pascolare nel quartiere...
Mi prende sotto il braccio e mi fa, con voce alta per farsi sentire dai presenti:
- Posso offrirti un caffè?
- No grazie, ne ho già presi troppi. Meglio un white russian.
Come se non gli avessi risposto niente, mi parla a bassavoce:
- Senti, ma mica voterai la Raggi? Se vince quella, qui a Roma non arriva una lira dal governo. E sto territorio lo dovemo da risollevà o no?
Io lo guardo e gli faccio:
- C'hai ragione, c'hai... però io vorrei un white russian.
- Si si, ho capito...
Poi si guarda intorno, si alza e mi fa:
- Sapevo che potevo contare sul tuo voto.
E se ne va.
Ora ditemi voi. Sono io che ci sto andando giù pesante con le birre o c'è qualcosa che non quadra nel divenire cosmico di un piddino qualunque?
Comunque devo dire che la loro opera di convincimento ha portato dei frutto.
Mi hanno convinto. Andrò a votare.
Virginia Raggi, of course...
tra qualche giorno ci saranno i ballottaggi per la carica di sindaco. Qui a Roma si sfideranno l'immarcescibile Virginia Raggi, per il MoVimento 5 Stelle, e il compagno radical-rutelliano Roberto Giachetti, per il Partito sedicente Democratico.
Premessa: al primo turno non ho votato né per la Raggi, né per Giachetti. Sono un vecchio bolscevico stalinista terzinternazionalista con scappellamento a sinistra; almeno al primo turno, ho votato altra roba.
Chi devo votare, adesso? Vi racconto una storiella.
Avevo pensato di astenermi, ma poi sono stato avvicinato da alcuni esponenti del PD. Il primo l'ho beccato al bar, mentre ero davanti ad una bella birra gelata dopo un'aspra battaglia a colpi di freccette. Un paio di 180 infilati al momento giusto mi avevano messo di buon umore.
Questo tizio del PD mi si è avvicinato:
- Compagno Antonio! Non dirmi che al ballottaggio voti per quei fascisti a 5 stelle!
- No, lo sai benissimo che non voto i menscevichi del nuovo millennio.
- Benissimo! Allora voti Giachetti, no?
Mi sono avvicinato ai suoi occhi, senza togliere gli occhiali da sole dai miei:
- Aspetta un attimo... i 5 Stelle non li devo votare perché sarebbero fascisti... e perchè dovrei votare il PD? Che so', comunisti? Giachetti è comunista?
Il tizio prima si è messo a ridere, poi si è guardato intorno e mi ha risposto:
- Guarda che sono il primo dei non eletti. Per entrare al Campidoglio, deve vincere Giachetti, altrimenti resto fuori.
- E io che posso farci?
- Ho capito... vuoi dei soldi? Guarda che io non sono il tipo da comprare voti.
- Ma chi ti ha chiesto niente! Ci riesci a convincermi che mi conviene votare Giachetti o manco ci vuoi provare?
Il tizio si allontana da me.
- Vabbè, ho capito... vuoi prendermi per il culo. Sei poco serio.
Prende e se ne va. Non mi saluta nemmeno.
Allora esco dal bar e vado a comprare il fumo per la pipa (si, fumo la pipa... non chiedetemi perché, non lo so manco io). Entro dal tabaccaio e chi ti becco? Un altro del PD, uno che si è candidato al municipio. Pure questo si avvicina con fare gioviale, come se fossimo vecchi amiconi:
- Compagno Antonio, da quanto non ci vediamo, eh?
- Eh si, dalla scorsa campagna elettorale, più o meno.
Il genio non coglie che gli sto facendo notare quanto negli ultimi tre anni non sia stato mai visto a pascolare nel quartiere...
Mi prende sotto il braccio e mi fa, con voce alta per farsi sentire dai presenti:
- Posso offrirti un caffè?
- No grazie, ne ho già presi troppi. Meglio un white russian.
Come se non gli avessi risposto niente, mi parla a bassavoce:
- Senti, ma mica voterai la Raggi? Se vince quella, qui a Roma non arriva una lira dal governo. E sto territorio lo dovemo da risollevà o no?
Io lo guardo e gli faccio:
- C'hai ragione, c'hai... però io vorrei un white russian.
- Si si, ho capito...
Poi si guarda intorno, si alza e mi fa:
- Sapevo che potevo contare sul tuo voto.
E se ne va.
Ora ditemi voi. Sono io che ci sto andando giù pesante con le birre o c'è qualcosa che non quadra nel divenire cosmico di un piddino qualunque?
Comunque devo dire che la loro opera di convincimento ha portato dei frutto.
Mi hanno convinto. Andrò a votare.
Virginia Raggi, of course...
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