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Residui



Due giorni di mangiate epiche cominciano a mettere pressione al fegato e ad altri organi interni, decisamente provati dalle caratteristiche luculliane del Natale partenopeo.
Come ogni buon prete dudeista e discepolo del Drugo Cosmico ho mostrato a tutti la retta via: Tenere Botta, tra un florilegio di antipasti e un tris di paste, tra una strage ittica al forno e una insalata di rinforzo. Il tutto bagnato da vini vulcanici che aiutavano a dare un tono a tutto l'ambiente, esteriore e interiore.

Ho fatto innumerevoli strike di struffoli e rococò, felle di pastiera e tazzulelle di caffè. 
Ora sono svaccato sul divano, la rotondità della panza in bella mostra, il respiro pesante di chi ancora deve digerire le pupaccelle e l'occhio vitreo che sa di Falanghina dei Campi Flegrei.

Tra poco mi alzo e vado a farmi la barba, ascoltando Jerry Lee che incendia i tasti del pianoforte. Chissà se riuscirò a vedere anche grandi palle di fuoco...

Vi saluto con una perla tratta dal Kee Te Muort, manuale di dudeismo partenopeo:
"Bussate e vi sarà aperto. Appena riesco ad arrivare alla porta." 

Uovo o gallina? (Ecce Dude)



Camminavo su una strada polverosa parecchie ore dopo il tramonto. Una puttana zoppa zoppicava sull'asfalto sconnesso di periferia. Una specie di messicano coi baffi stalinisti aveva una chitarra in mano. Probabilmente era uno dei tanti suonatori che bazzicano ogni sera i ristoranti e i locali della movida. Stava accovacciato vicino ad un piccolo cancello. Oltre il cancello, una gallina si muoveva avanti e indietro.
Mi avvicinai, incuriosito e annoiato allo stesso tempo.
- Ola, hermano!
Il tizio si girò verso di me e accennò un sorriso storto, che mise in evidenza lo scintillante giallore dei suoi denti marci. Poi si voltò di nuovo verso la gallina. Io mi appoggiai al cancello, guardando la scena.
E compresi.

"E' nato prima l'uovo o la gallina?". Questa domanda attanaglia filosofi di ogni categoria da centinaia di anni. Non avendo un cazzo da fare materialmente, i filosofi fanno una cosa difficilissima e rarissima: pensano. Riflettono. Contemplano. Si pongono domande, più che cercare risposte. Ma non disdegnano di rispondere a qualche quesito. E quindi, è nato prima l'uovo o la gallina?
Il white russian. E' nato prima il white russian. Ecco la risposta giusta, fratelli drughi! Il "brodo primordiale" di cui si parla in ogni libro di scienza non era altro che un enorme bicchiere di vodka, kaluha e latte, circondato da ghiaccio. Così è nata la vita. Così sono nate le uova e le galline.

E se il vostro interlocutore non si accontenta di questa approfondita spiegazione scientifica, allora ditegli che l'uovo è nato prima della gallina.
Lo sanno tutti. Pure i polli.


Referendum, votare NO... o no?



Ci si rivede, fratelli. Dopo qualche mese passato lontano da queste pagine, rieccomi qui. Sono stati mesi di onde alte e tanta, troppa fatica. I napoletani, quando parlano del lavoro, usano la parola " 'a fatica". Sono un popolo dudeista, i napoletani.
Per il resto tutto bene. A voi? Spero che abbiate oziato quanto basta, ascoltato qualche buon blues, fatto una decina di partite a freccette e bevuta tanta buona birra. O una mezza dozzina di White Russian. 
Vi scrivo oggi perché siamo in piena campagna referendaria. Come è noto, noi dudeisti partecipiamo poco alle attività politiche. Da quando ci hanno fregato i sogni chiamati Martin Luther King, Malcolm X e Salvador Allende, da quando abbiamo visto che al di qua e al di là del Muro non c'era poi tanta differenza, da quando hanno sostituito la lotta sociale con le raccolte firme e le occupazioni con gli scioperi della fame (cioè, cazzo, manco un hamburger!), ci siamo defilati dall'agone politico. Ogni tanto, però, ci piovono tra capo e collo delle tornate elettorali a cui non possiamo partecipare. Prendete il prossimo referendum costituzionale, quello del 4 dicembre. Cioè, oh, stiamo parlando della Costituzione, la carta fondamentale della Repubblica! Sono le regole del gioco, signori! Voi vi iscrivereste a un torneo di bowling senza conoscerne le regole? Beh, io certamente no. E se vogliono fare una riforma per far valere i punti fatti in una pista meno dei punti fatti in un'altra, io dico NO. E se vogliono fare una riforma per farmi fare solo il primo tiro, mentre il secondo me lo fanno loro, io dico NO. E se vogliono fare una riforma per decidere sette o otto tipi diversi di strike, quando prima bastava scrivere "è strike quando tutti i birilli cadono a terra al primo colpo", io dico NO.
Quindi, cari fratelli, sono combattuto. Alla luce del mio storico astensionismo, dovrei certamente disertare le urne. In questo caso, però, il quorum non ha valenza e il tema è particolarmente importante. Non so scegliere, dunque: votare NO... o no???

La morale è:
"Se votare servisse a qualcosa, non ce lo farebbero fare... ma proprio perché è deliziosamente inutile, ogni tanto va fatto!"

Il ladro



Danny il rosso, un prete dudeista come me, una sera tornò a casa. Nel suo bel prefabbricato di legno a pochi metri dal mare. Aveva una busta di plastica. Dentro c'era un po' frutta e una birra gelata.  Cena leggera.
Quando andò per aprire la porta, notò che fosse già aperta. Entrò lentamente e un po' impaurito. C'era un ladro nell'appartamento. Il ladro lo vide e lo minaccio con una pistola, palesemente finta. Danny alzò le mani, ma notò che il ladro non aveva preso quasi nulla. Anche perché Danny il rosso non possedeva granché: costantemente in bolletta, non aveva oro o preziosi né possedeva oggetti di valore in casa. Allora Danny gli disse:
- Stai calmo, fratello. Come vedi, oggi ti è andata male. Non ho niente di valore. Se vuoi, posso darti i miei vestiti. Sono l'unica cosa decente che ho. Magari te li rivendi e ci fai qualcosa di soldi.
Il ladro non disse nulla. Ovviamente non si aspettava questa proposta da parte di Danny. Attese un po', poi accettò la proposta di Danny.
- Ok, dammi i tuoi vestiti. Mettili qui dentro.
Il ladro gli passò una borsa sportiva. Danny la prese e si avviò al suo armadio, che era già aperto. Cominciò a prendere camicie, polo, pantaloni. Metteva tutto nella borsa.
- Sbrigati, forza!
- Si si, ho quasi finito...
Danny mise la mano in fondo all'armadio. Toccò il ferro gelido della sua mazza da baseball ed ebbe un brivido. Era stato un bel Terza Base, in gioventù. Si girò con una velocità inconsueta per un dudeista e piazzò la mazza da baseball sulla capoccia del ladro, che stramazzò al suolo. Danny, con tutta la Kalma degna di un dudeista, prese due cinte e legò mani e piedi del ladro. Poi uscì sul patio e chiamò la polizia. In quel momento si ricordò che aveva qualcosa in casa che era meglio non far trovare agli sbirri, e rientrò di fretta e furia.

La morale della storia è: 
"Mai fidarsi di chi vuole regalarti qualcosa quando non te lo meriti, specie se ha giocato a baseball."

Stracolmo



Una volta stavo al bowling per i fatti miei. La partita di torneo era stata posticipata, ma io ci ero andato lo stesso. Giusto per fare due tiri a freccette o a carambola, niente di impegnativo.
Comunque stavo seduto in fondo alla sala, sull'ultimo divanetto vicino all'ultima pista di bowling. Un tizio si avvicina e mi fa: 
- Sei tu il prete drugo...o una cosa del genere?
Avrei dovuto mandarlo a fanculo all'istante, ma il tizio si era presentato con due belle Peroni ghiacciate in mano e due bicchieri anonimi. Si vede che qualcuno doveva averlo avvisato: mai presentarsi dal Prete senza una birra in mano.
Gli faccio cenno di sedersi. Lui si presenta dicendomi il suo nome qualunque, io gli stringo la mano senza dirgli il mio e, soprattutto, senza togliere gli occhiali da sole. Lui mi porge la birra e mi fa:
- Salute, prete...
Io sollevo la birra come per ringraziarlo del brindisi e comincio a bere direttamente dalla bottiglia. Lui invece riempie il bicchiere, manda giù un mezzo sorso frocio e incomincia a tempestarmi di domande. Siccome qualche rottinculo gli aveva detto che ero una specie di filosofo santone che riesce a trovare una soluzione per ogni cazzo e bla bla bla del genere, il tizio non faceva altro che raccontarmi la sua vita di merda e chiedermi consigli: sullavoro, sulla moglie, sula figlia.
- Insomma, prete... mi hanno detto che sei una spada in questo genere di cose. Beh, io sono tutto orecchi.
Io presi la sua birra e cominciai a versarla lentamente nel suo bicchiere. Senza dir niente. Lui mi guardava raggiungere l'orlo...e non fermarmi. La birra tracimò e cominciò a colare sul tavolo. Lui si aprì in un sorriso scostumato, senza permesso:
- Ho capito, prete. Questo è tipo la storia zen del tizio che va dal maestro e gli chiede cosa sia lo zen e allora il maestro gli riempie la tazza di thè fino a farla traboccare per fargli capire che lui non può capire lo zen fino a che sta così pieno di idee e allora...
- No, non hai capito.
La mia risposta giunse al momento giusto, interrompendo il suo soliloquio.
- Non hai capito un cazzo. Lo vedi il tuo bicchiere? Ecco, è come le mie palle: me le hai riempite talmente tanto che adesso traboccano dai boxer...

La morale della storia è: 
"Mai rivolgersi a un prete dudeista dicendo più parole di quante la bottiglia di birra che gli avete offerto può contenere."