Un anno da prete



Eh si, è passato un anno esatto da quel 10 giugno 2016 in cui sono stato ordinato Prete Dudeista.
Un anno da dudeista effettivo, quindi con molte pause e tanta, tantissima Kalma.
Non ho ancora festeggiato. Forse lo farò domani. Due tiri a bowling, con moglie e prole. Un paio di birre. Se ci sono le freccette, tento pure qualche 180.

E' stato un anno sfizioso. Difficile, certo, perché tenere botta in quest'epoca storica e in questa sottospecie di Paese chiamato Italia non è certo cosa semplice. Provare a mettere un sorriso dove gli altri mettono il broncio, tentare di non farsi catturare dalla frenesia malata che ha infettato tutti, nel traffico come nelle corsie del supermercato, è davvero tosta.
Io ci ho provato. A volte ho fallito, altre volte (molto più spesso di quanto pensassi) ci sono riuscito. E quindi continuo. Un passo di tai chi alla volta. Fino allo strike definitivo.

Stralci dal KTM, Kee Te Muort





Tratto dal canale youtube del principale Prete Dudeista italiano!

Va così



E niente, va così.
Con quel passo obliquo
e la volontà in fondo al bicchiere.
Con le macchie sull'accappatoio
e l'assegno per il latte.
Con le bombe in Iraq
e una casa senza tappeti.

Va così,
non ci possiamo fare niente.
L'onda la lasciamo andare,
aspettiamo la prossima.
Le Tesi di Aprile di Lenin,
le fatiche dei nichilisti
e obladì obladà.

Va così,
non credo che cambi.
Elezioni anticipate,
erezioni anticipatissime,
governi balneari
e punti segnati nonostante un piede
oltre la linea.
Rimettono i voucher,
vogliono chiudere le frontiere,
odiano gli immigrati
e sperano che il Vesuvio
lavi un po' di gente.

Va così,
che ci vuoi fare?
Teniamo botta.

Dudeismo o barbarie




Se Trump fosse dudeista, coi messicani ci giocherebbe a bowling invece di pensare a costruire muri tra la California e il Messico. Se fosse dudeista ci sarebbe un mega tappeto ovale alla Casa Bianca. Potrebbe organizzare party molto esclusivi sul giardino presidenziale, magari invitare i Metallica e fare il tecnico del suono per loro!

Se Marine Le Pen fosse dudeista, avrebbe la mente flessibile e, invece di vomitare odio razzistico e nazionalismo novecentesco, penserebbe a slogan alternativi molto sfiziosi. Che so, invece di "Dio, Patria e Famiglia" opterebbe per un più consono "Fottiti, Lasciami in pace e Vaffanculo". Invece di chiudere le frontiere e cacciare gli immigrati, la Le Pen li prenderebbe come vengono. Insomma, sarebbe una Signora Molto Speciale, ecco.

Se al-Baghdadi fosse dudeista, la pianterebbe di essere un musulmano nichilista (visto quanto sia faticoso essere nichilista). Il suo Isis diventerebbe una sorta di Real Madrid del bowling e i suoi militanti cercherebbero di decapitare birilli invece che poveri cristi. Se fosse dudeista, oltre alla barba si farebbe crescere anche i capelli, indosserebbe un paio di occhialoni neri e si farebbe uno spinello, eh. 

Se Putin fosse dudeista, di fronte ad ogni attentato farebbe come diceva Lenin: "Tu cerca la persona che ne trae beneficio, e..., e... insomma...". Invece di allenarsi nel judo, si allennerebbe nel Tai Chi, su un bel tappeto che desse un tono a tutto il Kremlino. Quando va in Siberia a caccia di orsi, ci andrebbe con la consapevolezza che a volte sei tu che mangi l'orso e altre volte è l'orso che mangia te.

Se Kim Jong-un fosse dudeista, lancerebbe freccette invece di missili, farebbe esperimenti con le marijuana invece che col nucleare, e soprattutto la pianterebbe di pettinarsi come un reduce del Vietnam di religione ebraica che usa il plurale maiestatis ed è pronto a scatenare una guerra nucleare non appena qualcuno superi leggermente la linea perchè gli è scivolato un po' il piede!

Questi pochi, piccoli esempi dimostrano una verità inconfutabile: se il Mondo fosse in mano ai dudeisti, sarebbe un fottutissimo posto spettacolare dove vivere! L'umanità si trova di fronte ad un bivio: dudeismo o barbarie. E non è uno spare...

Quali sono gli sport dudeisti?



Cominciamo sfatando un mito: il dudeismo non è sinonimo di pigrizia. O meglio, noi dudeisti non siamo soltanto pigri, ma abbiamo anche tantissimi altri pregi. Ad esempio sappiamo tenere botta come manco uno stoico riesce più a fare, seguiamo la corrente e prendiamo per culo gli storioni, sappiamo prenderla come viene (basta che venga...).
Per questo motivo non dovete stupirvi del fatto che esistano discipline sportive che possono fregiarsi del titolo di "sport dudeisti". Sono sport particolari, non molto faticosi, decisamente divertenti e, molto spesso, rilassanti, e fanno bene soprattutto a chi li pratica in compagnia di amici e di qualche buon boccale di birra. Evito di parlare degli innumerevoli giochi di carte che appassionano noi dudeisti, come evito di citare gli scacchi e la dama: non perché non siano sport dudeisti, ma perché dedicherò agli sport "da tavola" un post apposito, entro la prossima era geologica.
Parliamo di sport, di ciò che è classificato come "sport" da innumerevoli federazioni sportive e, in qualche caso, persino dal comitato olimpico nazionale.


Bowling
E' lo sport dudeista per eccellenza. Una metafora della vita, fatta di strike e di palle in corsia. E di tanti spare, se lo vogliamo. E' perfetto per una serata tranquilla tra amici o con qualche Donna Molto Speciale, con cui scommettere una birretta o un white russian. Purtroppo bisogna indossare le scarpette per scendere in pista: le nostre amate pantofole non sono ammesse. E' altresì consentito giocare in accappatoio. Non è importante vincere, ma tenere botta e prendersela come viene.


Tai Chi
La "boxe della suprema polarità" è un'arte marziale con gli occhi a mandorla ideale per mantenere il corpo e soprattutto la mente molto flessibili. Si compone di Cinque Azioni e di Otto Trigrammi, una serie di posizioni che prendono il nome di Passi, sette o otto Stili, un paio di Spinelli e una Birra post allenamento. Necessita di un paio di scarpette da Tai Chi, vestiti comodi e, se siete nel chiuso del vostro salotto, è consigliato esercitarsi su un tappeto che dia una tono all'ambiente.


Freccette (Darts)
Sport dudeista a lungo sottovalutato, ma ultimamente in continua crescita. Lo scopo del gioco è lanciare tre freccette e sommare i punti: chi arriva prima a 501 vince. I punti possibili sono da 1 a 20, c'è poi una corona esterna (i "doppi", se la vostra freccia cade li sopra si raddoppia il numero sottostante) e una corona interna (i "tripli", che funzionano come i doppi). Il centro esatto è chiamato Bull, da Bulleye (occhio di bue), e vale 50 punti. Quindi il tiro perfetto, il Bull, non è quello che vale di più. Un po' come nella vita: il lavoro perfetto non è quello in cui si guadagna di più, la casa perfetta non è quella con più metri quadri, ecc...
Ideale per giocare in compagnia, ma ottimo antistress anche per chi gioca da solo. Perfetto se accompagnato da una birra, assicurarsi solo che non passi gente nei paraggi: il rischio di infilzare qualcuno è alto.


Biliardo
Con questo termine voglio indicare sia il biliardo all'italiana (quello coi birilli), sia quello all'americana (la carambola), sia lo snooker...insomma, tutti i giochi che prevedono un tavolo da biliardo, una stecca e qualche biglia. Sport adatto ai dudeisti solitari quanto a quelli più compagnoni. La location, in genere, garantisce la presenza di birra e/o comodi white russian. Per colpire bene la biglia bisogna essere molto flessibili e la biglia va presa come viene.


Calcio Balilla
Gioco dal nome fascista, ma adatto agli antifa e ai fricchettoni. Talvolta può essere faticoso, specie quando si gioca con gente che ritiene una partita di bigliardino paragonabile a una questione di vita o di morte. Pertanto è consigliabile giocare a calcio balilla solo con gente dalla mente (e dalla schiena, vista la posizione) molto flessibile.


Flipper
Uno dei passatempi preferiti delle passate generazioni, è un po' in decadenza. Ciò non toglie che in molti si cimentino ancora in questo "sport dudeista", in cui il massimo sforzo consiste nel premere forte il tasto quando la biglia si sta avvicinando al battitore. Luci e suoni psichedelici consigliano un uso stoned del flipper, magari canticchiando i Creedence Clearwater Revival tra un bonus e l'altro.


Bocce
Gioco inventato dai dudeisti attempati, ma indicatissimo anche per i più giovani. Da fare in spiaggia è uno spasso, a meno che non si faccia nelle ore più calde e sulla sabbia bollente. L'attività invernale è consigliata nei bocciodromi, dove è possibile concedersi anche impegnatissime partite a tressette, briscola o scopone scientifico con dudeisti inconsapevoli della terza età.


Ping Pong (sport estremo)
Come tutti gli esseri umani, anche noi dudeisti abbiamo la distinzione tra sport e sport estremi. C'è chi si lancia col paracadute, chi scala montagne a mani nude, chi scende a tutta velocità a bordo di mountain bike da downhill... noi dudeisti giochiamo a ping pong (altrimenti noto come tennis tavolo). Non potete immaginare quanto sudore, quanta fatica produce una partita di ping pong! E' davvero uno sport estremo per un drugo!

Chi lotta, può perdere...



"Chi lotta, può perdere.
Chi non lotta, ha già perso."
Quante volte abbiamo ascoltato o letto questa affermazione? Due frasi, semplici e brevi: chi decide di combattere, deve sapere che può vincere o perdere; chi si rifiuta di combattere, perde a prescindere.
Ebbene, cari dudeisti, se c'è una cosa che la nostra religione ci insegna è che combattere è (spesso) inutile ed è (sempre) faticoso. Non esiste una lotta che non preveda una fatica, uno sforzo. Ora, fin quando restiamo nel campo del bowling, delle freccette, della carambola, allora parliamo di sforzi accettabili e, quindi, di lotte sportive, possiamo anche combattere. Segnare punti e stare attenti alla linea. Ma se ci chiedete di imbracciare fucili, fare scioperi (della fame o meno), scendere in piazza o altro... beh, venite a prenderci a casa e consentiteci di stenderci in strada, sopra comodi tappeti, di fronte ai poliziotti. Almeno possiamo dare un tono alla carica della sbirraglia!

Se una cosa, una qualsiasi cosa, necessita della nostra lotta per essere realizzata, vuol dire che abbiamo già perso. Se ci va bene, possiamo al massimo pareggiare. Probabilmente, faremmo meglio a cambiare strada. Non vedo in giro rivoluzionari, se non su facebook. I guerrafondai stanno comodamente seduti su poltrone di pelle umana e hanno l'acquario dei dipendenti. Gli scioperi si fanno solo il venerdì e magari durano 4 ore. E adesso volete che io mi tolga le scarpe da Tai Chi e indossi gli anfibi da battaglia urbana? Se volete, portate i tappeti in strada e facciamo un bel flash mob! Ma non chiedetemi di più!
Statemi a sentire, cari drughi: sforzatevi solo per le persone che amate e per le cose che vi fanno star bene. Tutto il resto lasciatelo perdere. E tenete costantemente botta. Perché, come dice il Saggio che scrisse il Ki Tem Muort:
"Chi lotta, può perdere.
Chi non lotta, no."

Trump Non-Finito



acrilico su tela, 30x40
Un esempio di Arte Dudeista, in cui il quadro è privo di particolari (perchè mica possiamo perdere tempo a dipingere occhi, labbra, nasi e sfumature varie...) e l'opera serve solo a dare un tono all'ambiente.
L'Arte Dudeista appartiene alla corrente non nichilista dell'Espressionismo Pop e cose del genere.

Christmas Blue Fireworks



Questo è il mio primo quadro dudeista. E' un acquerello su carta, delle dimensioni di 24 cm per 33 cm. L'ho intitolato, dopo breve sondaggio su facebook, "Christmas Blue Fireworks". I fuochi d'artificio blu natalizi.
Capita a volte che, durante una messa dudeista, il prete finisca per stare un po' stoned. Colpa dell'incenso e dell'ostia, ovviamente... Se a questo aggiungete un po' di stoner rock di alto livello (che so, i Kyuss o cose del genere), e date al prete un pennello, un foglio di carta ruvida e qualche acquerello, può capitare che escano creazioni del genere.
Non so se vi piacerà o vi farà cagare. Diciamo che me ne frega il giusto. Secondo me starebbe bene in qualche salotto, tanto per dare un tono a tutto l'ambiente. 
La pittura, mia recente passione dopo anni dedicati alla scrittura, mi aiuta parecchio a tenere botta. E, cosa non trascurabile, piace molto alla mia Signora Molto Speciale.

Somebody call it "Progresso"



Los Angeles, anno 2016.
Centinaia di migliaia di macchine in fila. Traffico, ansia, stress.
E qualcuno ha persino il coraggio di chiamarlo "Progresso".
Naaaaaaaah.....

Ei fu



Ei fu. Siccome immobile,
dopo l'ultimo tiro,
stette il birillo immemore
orbo di tanto tiro,
così percossa, attonita
la pista al nunzio sta,

muta pensando all'ultimo
strike dell'uom drughesco;
né sa quando una simile
flessibilità mentale
la sua cruenta polvere
sotto il tappeto metterà.

De Luca e i problemi d'intercalare



De Luca ha esagerato. Certe cose non si dicono manco al bar, di fronte ad uno splendido white russian. Certe cose, forse, non andrebbero nemmeno pensate. Il Trump salernitano, però, non voleva dire quello che ha detto: sono quei terroristi, quei delinquenti dei giornalisti che hanno travisato il senso delle sue parole e montato un caso ad hoc. State flessibili, cari benpensanti del fu Belpaese. 
Il problema, in questo caso, è di intercalare. "Te possino ammazzatte" è una espressione comune, tra uomini della strada. E De Luca, si sa, è uomo della strada. O meglio, di marciapiede. Il famigerato "Devi morire" cantato dai tifosi di calcio nei confronti di un avversario azzoppato non esprime il reale desiderio di vederlo morto. E De Luca, si sa, è noto frequentatore di stadi nonché ex capo ultras dei Granata South Force, uno dei gruppi di punta della torcida salernitana. E non confondete il romano e innoquo "Li mortacci tua" col più grave e partenopeo "I muorti e chi t'è muort": De Luca, si sa, cerca sempre di mostrarsi poco partenopeo, da buon salernitano. 
In definitiva, De Luca voleva dire: "Rosy Bì, li mortacci tua... te possino ammazzatte", solo che sembrava troppo romano, troppo montecitorino, e allora ha preferito italianizzare il concetto.

Ho steso, dandoti il braccio...



Ho steso, dandoti il braccio, almeno un milione di birilli.
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni tiro.
Anche così è stato breve il nostro lungo corridoio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
gli effetti a rientrare, quelli ad uscire,
gli spear, gli strike di chi crede
che la realtà sia quella della pista.

Ho steso milioni di birilli dandoti il braccio
Non già perché con quattr'occhi forse si vince di più.
Con te li ho stesi perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto arrossate,
erano le tue.

Referendum, votare NO... o no?



Ci si rivede, fratelli. Dopo qualche mese passato lontano da queste pagine, rieccomi qui. Sono stati mesi di onde alte e tanta, troppa fatica. I napoletani, quando parlano del lavoro, usano la parola " 'a fatica". Sono un popolo dudeista, i napoletani.
Per il resto tutto bene. A voi? Spero che abbiate oziato quanto basta, ascoltato qualche buon blues, fatto una decina di partite a freccette e bevuta tanta buona birra. O una mezza dozzina di White Russian. 
Vi scrivo oggi perché siamo in piena campagna referendaria. Come è noto, noi dudeisti partecipiamo poco alle attività politiche. Da quando ci hanno fregato i sogni chiamati Martin Luther King, Malcolm X e Salvador Allende, da quando abbiamo visto che al di qua e al di là del Muro non c'era poi tanta differenza, da quando hanno sostituito la lotta sociale con le raccolte firme e le occupazioni con gli scioperi della fame (cioè, cazzo, manco un hamburger!), ci siamo defilati dall'agone politico. Ogni tanto, però, ci piovono tra capo e collo delle tornate elettorali a cui non possiamo partecipare. Prendete il prossimo referendum costituzionale, quello del 4 dicembre. Cioè, oh, stiamo parlando della Costituzione, la carta fondamentale della Repubblica! Sono le regole del gioco, signori! Voi vi iscrivereste a un torneo di bowling senza conoscerne le regole? Beh, io certamente no. E se vogliono fare una riforma per far valere i punti fatti in una pista meno dei punti fatti in un'altra, io dico NO. E se vogliono fare una riforma per farmi fare solo il primo tiro, mentre il secondo me lo fanno loro, io dico NO. E se vogliono fare una riforma per decidere sette o otto tipi diversi di strike, quando prima bastava scrivere "è strike quando tutti i birilli cadono a terra al primo colpo", io dico NO.
Quindi, cari fratelli, sono combattuto. Alla luce del mio storico astensionismo, dovrei certamente disertare le urne. In questo caso, però, il quorum non ha valenza e il tema è particolarmente importante. Non so scegliere, dunque: votare NO... o no???

La morale è:
"Se votare servisse a qualcosa, non ce lo farebbero fare... ma proprio perché è deliziosamente inutile, ogni tanto va fatto!"

Ed è subito...



Ognuno sta solo nel cuor della pista
trafitto da un raggio di Kalma:
ed è subito strike.

Notte



Basta in cielo una stella
a fare la canna più bella.
Notte sulla baia,
il cane non abbaia
e la luna è una sòla.


Il ladro



Danny il rosso, un prete dudeista come me, una sera tornò a casa. Nel suo bel prefabbricato di legno a pochi metri dal mare. Aveva una busta di plastica. Dentro c'era un po' frutta e una birra gelata.  Cena leggera.
Quando andò per aprire la porta, notò che fosse già aperta. Entrò lentamente e un po' impaurito. C'era un ladro nell'appartamento. Il ladro lo vide e lo minaccio con una pistola, palesemente finta. Danny alzò le mani, ma notò che il ladro non aveva preso quasi nulla. Anche perché Danny il rosso non possedeva granché: costantemente in bolletta, non aveva oro o preziosi né possedeva oggetti di valore in casa. Allora Danny gli disse:
- Stai calmo, fratello. Come vedi, oggi ti è andata male. Non ho niente di valore. Se vuoi, posso darti i miei vestiti. Sono l'unica cosa decente che ho. Magari te li rivendi e ci fai qualcosa di soldi.
Il ladro non disse nulla. Ovviamente non si aspettava questa proposta da parte di Danny. Attese un po', poi accettò la proposta di Danny.
- Ok, dammi i tuoi vestiti. Mettili qui dentro.
Il ladro gli passò una borsa sportiva. Danny la prese e si avviò al suo armadio, che era già aperto. Cominciò a prendere camicie, polo, pantaloni. Metteva tutto nella borsa.
- Sbrigati, forza!
- Si si, ho quasi finito...
Danny mise la mano in fondo all'armadio. Toccò il ferro gelido della sua mazza da baseball ed ebbe un brivido. Era stato un bel Terza Base, in gioventù. Si girò con una velocità inconsueta per un dudeista e piazzò la mazza da baseball sulla capoccia del ladro, che stramazzò al suolo. Danny, con tutta la Kalma degna di un dudeista, prese due cinte e legò mani e piedi del ladro. Poi uscì sul patio e chiamò la polizia. In quel momento si ricordò che aveva qualcosa in casa che era meglio non far trovare agli sbirri, e rientrò di fretta e furia.

La morale della storia è: 
"Mai fidarsi di chi vuole regalarti qualcosa quando non te lo meriti, specie se ha giocato a baseball."